INTERVISTE > Interviste di Roger Water e/o i Pink Floyd
Che significato ha oggi la Rivoluzione francese?
«Nella storia c’è sempre una lezione da cogliere. In Francia in quegli anni vigeva una profonda ingiustizia nella distribuzione delle ricchezze. Quella situazione è simile a ciò che accade oggi. Noi occidentali abbiamo l’opportunità di colmare il divario fra mondo ricco e mondo povero con aiuti mirati, seguendo le proposte dell’economista americano Jeffrey Sachs».
In passato ha affrontato temi importanti in concept-album come The Wall. Perché ora ha scelto l’opera?
«Non è stato qualcosa di pianificato, un’operazione intellettuale. Sono arrivato in modo spontaneo alla musica classica romantica».
La sua musica è sempre stata permeata da un senso di pessimismo verso la società. Oggi, a 61 anni, come guarda alla vita e al futuro?
«Il sottotitolo dell’opera è C’è speranza. Credo fortemente che ogni individuo abbia le potenzialità per una piccola rivoluzione: ognuno può discernere il giusto da ciò che è sbagliato, di scegliere fra la luce e il buio».
Lei è sempre stato molto impegnato politicamente...
«Sì, il forte senso politico è un grande dono che ho ricevuto da mia madre. Ha 92 anni ed è sempre stata coinvolta nella politica. Forse sono stato segnato dal sacrificio di mio padre, morto ad Anzio nella seconda guerra mondiale».
Cosa pensa delle scelte politiche dell’Inghilterra in Irak?
«Mi vergogno delle scelte del mio Paese. Penso che il connubio fra Tony Blair e George Bush abbia segnato uno dei momenti peggiori della storia della Gran Bretagna».
La sua partecipazione al "Live8" è stato un modo per esprimere le sue convinzioni politiche?
«Certo, ma è stata anche un’opportunità per rivedere David Gilmour. Ed è stato davvero meraviglioso».
Parteciperebbe ancora a un evento simile con i Pink Floyd?
«Perché no? Non lo escludo».
Una volta ha dichiarato che lei e David Gilmour siete divisi da differenze artistiche e politiche. Può spiegare?
«Io e David non ci siamo parlati per vent’anni, e questo mi ha fatto male. Abbiamo avuto e abbiamo modi di pensare completamente diversi. Ma ho capito che la ragione sta nel mezzo, che il coraggio sta nel coesistere con chi la pensa diversamente da te, accettandolo senza cercare di cambiarlo, raggiungendo un punto di accordo a metà tra le due contrastanti visioni delle cose».
Cosa pensa della biografia scritta da Nick Mason?
«Le foto sono splendide. Il libro è frutto dei ricordi personali di Nick, che non sono i miei. Ma è il suo libro, e ha fatto un bel lavoro».
Non le è mai piaciuto parlare dei Pink Floyd...
«Non direi così. Insieme abbiamo fatto un lavoro eccezionale. Ognuno di noi ha dato un grande contributo alla band. Guardo al passato con piacere e sono orgoglioso dei nostri risultati. Ma la nostra storia è arrivata a una fine».
Sembra che il tempo abbia "addolcito" il suo carattere...
«È interessante come il cervello sia capace non solo di recuperare i ricordi, ma anche di inventarne di nuovi. Pontificare su ciò che è stato 25 anni fa non ha alcun senso, perché dopo tanto tempo solo il ricordo ha valore, e la memoria è soggettiva, personale. Criticare quanto si è fatto in passato è inutile. Preferisco concentrarmi sul valore e la bellezza di ciò che abbiamo creato».
«Nella storia c’è sempre una lezione da cogliere. In Francia in quegli anni vigeva una profonda ingiustizia nella distribuzione delle ricchezze. Quella situazione è simile a ciò che accade oggi. Noi occidentali abbiamo l’opportunità di colmare il divario fra mondo ricco e mondo povero con aiuti mirati, seguendo le proposte dell’economista americano Jeffrey Sachs».
In passato ha affrontato temi importanti in concept-album come The Wall. Perché ora ha scelto l’opera?
«Non è stato qualcosa di pianificato, un’operazione intellettuale. Sono arrivato in modo spontaneo alla musica classica romantica».
La sua musica è sempre stata permeata da un senso di pessimismo verso la società. Oggi, a 61 anni, come guarda alla vita e al futuro?
«Il sottotitolo dell’opera è C’è speranza. Credo fortemente che ogni individuo abbia le potenzialità per una piccola rivoluzione: ognuno può discernere il giusto da ciò che è sbagliato, di scegliere fra la luce e il buio».
Lei è sempre stato molto impegnato politicamente...
«Sì, il forte senso politico è un grande dono che ho ricevuto da mia madre. Ha 92 anni ed è sempre stata coinvolta nella politica. Forse sono stato segnato dal sacrificio di mio padre, morto ad Anzio nella seconda guerra mondiale».
Cosa pensa delle scelte politiche dell’Inghilterra in Irak?
«Mi vergogno delle scelte del mio Paese. Penso che il connubio fra Tony Blair e George Bush abbia segnato uno dei momenti peggiori della storia della Gran Bretagna».
La sua partecipazione al "Live8" è stato un modo per esprimere le sue convinzioni politiche?
«Certo, ma è stata anche un’opportunità per rivedere David Gilmour. Ed è stato davvero meraviglioso».
Parteciperebbe ancora a un evento simile con i Pink Floyd?
«Perché no? Non lo escludo».
Una volta ha dichiarato che lei e David Gilmour siete divisi da differenze artistiche e politiche. Può spiegare?
«Io e David non ci siamo parlati per vent’anni, e questo mi ha fatto male. Abbiamo avuto e abbiamo modi di pensare completamente diversi. Ma ho capito che la ragione sta nel mezzo, che il coraggio sta nel coesistere con chi la pensa diversamente da te, accettandolo senza cercare di cambiarlo, raggiungendo un punto di accordo a metà tra le due contrastanti visioni delle cose».
Cosa pensa della biografia scritta da Nick Mason?
«Le foto sono splendide. Il libro è frutto dei ricordi personali di Nick, che non sono i miei. Ma è il suo libro, e ha fatto un bel lavoro».
Non le è mai piaciuto parlare dei Pink Floyd...
«Non direi così. Insieme abbiamo fatto un lavoro eccezionale. Ognuno di noi ha dato un grande contributo alla band. Guardo al passato con piacere e sono orgoglioso dei nostri risultati. Ma la nostra storia è arrivata a una fine».
Sembra che il tempo abbia "addolcito" il suo carattere...
«È interessante come il cervello sia capace non solo di recuperare i ricordi, ma anche di inventarne di nuovi. Pontificare su ciò che è stato 25 anni fa non ha alcun senso, perché dopo tanto tempo solo il ricordo ha valore, e la memoria è soggettiva, personale. Criticare quanto si è fatto in passato è inutile. Preferisco concentrarmi sul valore e la bellezza di ciò che abbiamo creato».