INTERVISTE > Interviste di Roger Water e/o i Pink Floyd
Vincenzo (V): Ciao Gabriele.
Gabriele (G): Ciao Vincenzo.
V: Per conoscerti meglio, parlaci un po' della tua esperienza nel campo musicale.
G: La musica mi ha accompagnato per tutta la vita, se vogliamo: ho 29 anni e canto da più di 20... sempre a livello amatoriale, ma è un hobby che coltivo con passione. Ho anche studiato pianoforte, ma ho sempre considerato la voce come il "mio strumento". So anche solfeggiare con molta facilità, cosa che mi è di molto aiuto nell'apprendere i pezzi. Ho cantato in diversi cori, grandi e piccoli (persino all'estero, quando sono stato a Madrid per l'Erasmus), e l'anno scorso sono "approdato" (oserei aggiungere "finalmente" ;) ) al Coro dell'Università di Tor Vergata che mi ha dato, fra le altre, l'opportunità di cantare con Ennio Morricone in occasione di diversi concerti da lui tenuti in varie città d'Italia
V: Ti è piaciuto Ca Ira?
G: Decisamente sì. Sono piuttosto "onnivoro" per quanto riguarda la musica, e spazio dal classico al moderno, dalla lirica al rock. Ma Ca Ira ha avuto una particolarità: m'è piaciuto fin da subito, ed è qualcosa che non m'accade spesso.
V: Il brano che più ti ha impressionato?
G: Sicuramente "Silver, Sugar, Indigo": ha un ritmo trascinante, ti mette addosso la voglia di ballare.
V: Qual è, secondo te, la particolarità della scrittura musicale di Ca Ira?
G: Potrei citare i temi che si richiamano o la diversità dello stile a seconda della scena, ma ciò che mi ha più affascinato è l'uso del coro dei bambini, con brani sempre vari ed interessanti: se potessi scambierei volentieri la mia parte per la loro ;)
V: Qual è il brano più complesso dal punto di vista del coro?
G: Direi nuovamente "Silver, Sugar, Indigo", non tanto per le note (pure molto alte in certi passaggi) quanto per l'interpretazione e per dare quel ritmo "afro" che la rende così coinvolgente.
V: Che effetto ti fa cantare alla prima mondiale di una nuova opera?
G: Emozionante! Fino a poco tempo fa non lo avrei neanche pensato (non pensato possibile... pensato e basta)!
V: Quale sarà il punto di forza della prima di Ca Ira?
G: Il punto di forza non potrà essere che la musica e questo perché ci sarà poco altro, oltre ad essa. Il problema è che, per come è stato scelto di rappresentarla a questa prima, gli elementi scenici saranno pochi (luci, qualche effetto speciale), mentre Ca Ira è a tutti gli effetti un'opera che ha bisogno di essere messa in scena "in toto", con scenografie, costumi, coreografie e quant'altro. Per come la vedo io, quello del 17 e 18 novembre sarà una sorta di esperimento, e Ca Ira potrà essere giudicata solo a livello musicale: è sicuramente valida e passerà il test (e noi, coristi e orchestrali, ce la metteremo tutta affinché ciò accada), ma ha molto altro ancora da offrire.
V: Un orchestra di 100 elementi e 80 coristi. Sono numeri impressionanti...
G: Sicuramente sì, ma d'altro canto sono i numeri "standard" per produzioni di questo genere. Anche nei concerti con Morricone o per i Carmina Burana i numeri sono all'incirca questi.
V: Quali sinergie lavorano in un coro per ottenere un buon risultato?
G: Se la base è naturalmente conoscere bene la parte, questo da solo non è sufficiente ed è soprattutto qui che entra in gioco il direttore, che deve fare in modo che le voci si amalgamino al meglio, sia come ritmo che come timbro.
V: Quanto gioca l'emozione nel cantato?
G: Molto, in senso positivo. Alla fin fine un corista è, come un attore, un "animale da palcoscenico" quindi solitamente non ha "paura" del pubblico. Ma l'emozione è importante per "sentire dentro" il pezzo e poter trasmettere le sensazioni a chi ascolta.
V: Lo studio di Ca Ira richiede parecchio lavoro giornaliero?
G: Ehm, so che dicendo questo rischio di sembrare un po' spaccone, ma il
fatto di saper leggere bene la musica, anche a prima vista, mi consente
di non "studiare a casa", quindi il mio impegno si limita ai giorni di
prova, due o tre a settimana, per circa tre ore. Però ho sentito molte
volte il CD: lo mettevo in sottofondo mentre stavo traducendo Ca Ira in
italiano ;)
V: Quanto sarà diverso cantare in Ca Ira rispetto al concerto, ad esempio,
con Morricone?
G: Essendo un'opera organica ed essendoci interventi del coro in molti
punti, ritengo che ci sarà bisogno di prestare un'attenzione particolare
durante tutta l'esecuzione. Nei concerti con Morricone vi sono spesso
lunghe parti orchestrali in cui il coro non deve fare nulla e può quindi
"rilassarsi"; in Ca Ira questo non sarà possibile, ma questo non può che
giovare ad una buona riuscita.
V: Manca un mese alla prima. A che punto siete nella tabella di marcia?
G: Ormai abbiamo terminato la lettura e la concertazione fra le parti: ora
dobbiamo concentrarci sulle dinamiche e sulle espressioni, ciò che dà
veramente forza alla musica: cantare le note è relativamente semplice,
"sentirle" è tutto un altro paio di maniche.
V: Avete già provato con tutta l'orchestra?
G: No, non ancora. Le prime prove con l'orchestra ci saranno la settimana
precedente la prima, all'Auditorium.
V: Nei cori ci sono dei problemi con la pronuncia inglese, questo
ovviamente non riguarda te :)?
G: La pronuncia è sicuramente il lato più difficile e, se vogliamo,
imprevedibile dell'inglese, quindi durante lo studio ho avuto anch'io
qualche piccola sorpresa ;)
Abbiamo però un ottimo insegnante, James, uno dei coristi, il quale ha
provveduto ad insegnarci con grande perizia non solo la semplice
pronuncia ma anche ritmo, cadenze, accenti... ed è stato anche molto
esigente sottolineando quali consonanti dovessimo far sentire, come
farle suonare meglio, etc.
V: Hai conosciuto Rick Wentworth, il direttore originale di Ca Ira?
G: Abbiamo avuto due prove/audizioni con direttori venuti direttamente da
Londra, ma sinceramente non ricordo i loro nomi.
V: Cosa ti attendi dalle due serate?
G: Sono certo che sarà quel che si dice un "bagno di folla". I biglietti
sono andati esauriti così in fretta! E sicuramente le aspettative sono
alte e proprio per questo dovremo fare del nostro meglio.
V: E ora nel classico delle interviste, fatti una domanda e dammi una
risposta
G: La domanda che più mi ronza nella testa è "E poi?" ossia "Che ne sarà di
Ca Ira dopo questa prima?". Ovviamente spero che possa essere messa in
scena, perché come m'è apparso chiaro fin da subito sfogliando lo
spartito, è per questo che è "nata" e non solo per essere proposta in
forma musicale. Ma la mia domanda nasce anche dalla speranza che in una
possibile prossima "tournée" possa esserci spazio anche per chi l'opera
la conosce già... ;)
Come si suol dire, chi vivrà vedrà.
V: Grazie dell'intervista Gabriele...
G: E' stato un piacere :)
Gabriele (G): Ciao Vincenzo.
V: Per conoscerti meglio, parlaci un po' della tua esperienza nel campo musicale.
G: La musica mi ha accompagnato per tutta la vita, se vogliamo: ho 29 anni e canto da più di 20... sempre a livello amatoriale, ma è un hobby che coltivo con passione. Ho anche studiato pianoforte, ma ho sempre considerato la voce come il "mio strumento". So anche solfeggiare con molta facilità, cosa che mi è di molto aiuto nell'apprendere i pezzi. Ho cantato in diversi cori, grandi e piccoli (persino all'estero, quando sono stato a Madrid per l'Erasmus), e l'anno scorso sono "approdato" (oserei aggiungere "finalmente" ;) ) al Coro dell'Università di Tor Vergata che mi ha dato, fra le altre, l'opportunità di cantare con Ennio Morricone in occasione di diversi concerti da lui tenuti in varie città d'Italia
V: Ti è piaciuto Ca Ira?
G: Decisamente sì. Sono piuttosto "onnivoro" per quanto riguarda la musica, e spazio dal classico al moderno, dalla lirica al rock. Ma Ca Ira ha avuto una particolarità: m'è piaciuto fin da subito, ed è qualcosa che non m'accade spesso.
V: Il brano che più ti ha impressionato?
G: Sicuramente "Silver, Sugar, Indigo": ha un ritmo trascinante, ti mette addosso la voglia di ballare.
V: Qual è, secondo te, la particolarità della scrittura musicale di Ca Ira?
G: Potrei citare i temi che si richiamano o la diversità dello stile a seconda della scena, ma ciò che mi ha più affascinato è l'uso del coro dei bambini, con brani sempre vari ed interessanti: se potessi scambierei volentieri la mia parte per la loro ;)
V: Qual è il brano più complesso dal punto di vista del coro?
G: Direi nuovamente "Silver, Sugar, Indigo", non tanto per le note (pure molto alte in certi passaggi) quanto per l'interpretazione e per dare quel ritmo "afro" che la rende così coinvolgente.
V: Che effetto ti fa cantare alla prima mondiale di una nuova opera?
G: Emozionante! Fino a poco tempo fa non lo avrei neanche pensato (non pensato possibile... pensato e basta)!
V: Quale sarà il punto di forza della prima di Ca Ira?
G: Il punto di forza non potrà essere che la musica e questo perché ci sarà poco altro, oltre ad essa. Il problema è che, per come è stato scelto di rappresentarla a questa prima, gli elementi scenici saranno pochi (luci, qualche effetto speciale), mentre Ca Ira è a tutti gli effetti un'opera che ha bisogno di essere messa in scena "in toto", con scenografie, costumi, coreografie e quant'altro. Per come la vedo io, quello del 17 e 18 novembre sarà una sorta di esperimento, e Ca Ira potrà essere giudicata solo a livello musicale: è sicuramente valida e passerà il test (e noi, coristi e orchestrali, ce la metteremo tutta affinché ciò accada), ma ha molto altro ancora da offrire.
V: Un orchestra di 100 elementi e 80 coristi. Sono numeri impressionanti...
G: Sicuramente sì, ma d'altro canto sono i numeri "standard" per produzioni di questo genere. Anche nei concerti con Morricone o per i Carmina Burana i numeri sono all'incirca questi.
V: Quali sinergie lavorano in un coro per ottenere un buon risultato?
G: Se la base è naturalmente conoscere bene la parte, questo da solo non è sufficiente ed è soprattutto qui che entra in gioco il direttore, che deve fare in modo che le voci si amalgamino al meglio, sia come ritmo che come timbro.
V: Quanto gioca l'emozione nel cantato?
G: Molto, in senso positivo. Alla fin fine un corista è, come un attore, un "animale da palcoscenico" quindi solitamente non ha "paura" del pubblico. Ma l'emozione è importante per "sentire dentro" il pezzo e poter trasmettere le sensazioni a chi ascolta.
V: Lo studio di Ca Ira richiede parecchio lavoro giornaliero?
G: Ehm, so che dicendo questo rischio di sembrare un po' spaccone, ma il
fatto di saper leggere bene la musica, anche a prima vista, mi consente
di non "studiare a casa", quindi il mio impegno si limita ai giorni di
prova, due o tre a settimana, per circa tre ore. Però ho sentito molte
volte il CD: lo mettevo in sottofondo mentre stavo traducendo Ca Ira in
italiano ;)
V: Quanto sarà diverso cantare in Ca Ira rispetto al concerto, ad esempio,
con Morricone?
G: Essendo un'opera organica ed essendoci interventi del coro in molti
punti, ritengo che ci sarà bisogno di prestare un'attenzione particolare
durante tutta l'esecuzione. Nei concerti con Morricone vi sono spesso
lunghe parti orchestrali in cui il coro non deve fare nulla e può quindi
"rilassarsi"; in Ca Ira questo non sarà possibile, ma questo non può che
giovare ad una buona riuscita.
V: Manca un mese alla prima. A che punto siete nella tabella di marcia?
G: Ormai abbiamo terminato la lettura e la concertazione fra le parti: ora
dobbiamo concentrarci sulle dinamiche e sulle espressioni, ciò che dà
veramente forza alla musica: cantare le note è relativamente semplice,
"sentirle" è tutto un altro paio di maniche.
V: Avete già provato con tutta l'orchestra?
G: No, non ancora. Le prime prove con l'orchestra ci saranno la settimana
precedente la prima, all'Auditorium.
V: Nei cori ci sono dei problemi con la pronuncia inglese, questo
ovviamente non riguarda te :)?
G: La pronuncia è sicuramente il lato più difficile e, se vogliamo,
imprevedibile dell'inglese, quindi durante lo studio ho avuto anch'io
qualche piccola sorpresa ;)
Abbiamo però un ottimo insegnante, James, uno dei coristi, il quale ha
provveduto ad insegnarci con grande perizia non solo la semplice
pronuncia ma anche ritmo, cadenze, accenti... ed è stato anche molto
esigente sottolineando quali consonanti dovessimo far sentire, come
farle suonare meglio, etc.
V: Hai conosciuto Rick Wentworth, il direttore originale di Ca Ira?
G: Abbiamo avuto due prove/audizioni con direttori venuti direttamente da
Londra, ma sinceramente non ricordo i loro nomi.
V: Cosa ti attendi dalle due serate?
G: Sono certo che sarà quel che si dice un "bagno di folla". I biglietti
sono andati esauriti così in fretta! E sicuramente le aspettative sono
alte e proprio per questo dovremo fare del nostro meglio.
V: E ora nel classico delle interviste, fatti una domanda e dammi una
risposta
G: La domanda che più mi ronza nella testa è "E poi?" ossia "Che ne sarà di
Ca Ira dopo questa prima?". Ovviamente spero che possa essere messa in
scena, perché come m'è apparso chiaro fin da subito sfogliando lo
spartito, è per questo che è "nata" e non solo per essere proposta in
forma musicale. Ma la mia domanda nasce anche dalla speranza che in una
possibile prossima "tournée" possa esserci spazio anche per chi l'opera
la conosce già... ;)
Come si suol dire, chi vivrà vedrà.
V: Grazie dell'intervista Gabriele...
G: E' stato un piacere :)