INTERVISTE > Interviste di Roger Water e/o i Pink Floyd

Buonasera Maestro Cucci, innanzitutto grazie per aver accetto di rispondere alle nostre domande. Per conoscerla meglio, ci parli delle sue esperienze nel campo musicale.
Ho incominciato a fare questo lavoro a 17 anni dirigendo il Coro della Diocesi di San Marino Montefeltro presso la Cattedrale di Pennabilli (Marche), incarico che ho mantenuto per oltre venti anni.
Dopo i miei studi di Conservatorio in pianoforte, direzione di coro e composizione ho fondato il Coro Lirico Sinfonico Romano anche dietro invito di alcuni miei allievi della classe di Esercitazioni Corali del Conservatorio di Santa Cecilia.
In breve tempo il coro ha assunto una veste professionale e ciò mi ha consentito di fare molte produzioni interessanti con grandi orchestre e grandi direttori ed anche molte produzioni liriche in teatro (non ultimo il Lohengrin di Wagner al Comunale di Bologna)
Posso dire di aver affrontato, con le diverse formazioni del Coro Lirico Sinfonico Romano, la maggior parte del repertorio corale anche grazie al supporto di ottimi coristi professionisti ed al lavoro efficiente di organizzazione di Elisa Maiorano ed Ornella Scocca con cui collaboro da anni.

Quali sinergie lavorano in un coro per ottenere un buon risultato?
Il risultato di un lavoro corale si può definire buono secondo alcuni standard che i miei collaboratori ed io cerchiamo sempre di mantenere:
in primis la qualità del suono che dipende dalla stabilità degli organici (cercare di lavorare il più possibile con le stesse persone), dalla selezione delle voci effettuata mediante audizioni, dalla disposizioni delle voci in sezione per cercare di amalgamare i timbri; in secondo luogo dalla preparazione musicale che deve essere più rigorosa possibile. In prova il coro deve raggiungere la massima affidabilità esecutiva lavorando molto sulla precisione ritmica, sull'intonazione e sul fraseggio in modo da presentarsi al direttore d'orchestra pronto e duttile alle sue esigenze interpretative.

Quanto gioca l'emozione nel cantato?
La componente emozionale nel cantato dipende in gran parte dalla forza espressiva della partitura.
Ci sono lavori di grande impatto emotivo come il Requiem di Mozart o quello di Verdi o lavori memorabili come la Messa in si minore di Bach che ritengo una delle massime espressioni della musica occidentale di tutti i tempi e che mi ha entusiasmato momento dopo momento nella lunga e difficile opera di studio per eseguirla in un bel concerto che abbiamo fatto a Roma con l'Orchestra della Radio Televisione di Sofia in occasione del Giubileo del 2000.
Spesso dipende dalla grandezza del direttore saper commuovere il Coro.
Ricordo una straordinaria esecuzione della Nona sinfonia di Beethoven per Il Cantiere D'Arte di Montepulciano con l'Orchestra di Ankara diretta dal novantenne Massimo Freccia, grande figura direttoriale del novecento italiano, oggi scomparso. Salito sul podio con il bastone diresse l'opera con pochi gesti e una straordinaria forza quasi magnetica degli occhi. Fu una esecuzione memorabile e vi garantisco che diversi miei coristi erano profondamente commossi alla fine del concerto.

E' la prima volta che lavora con dei bambini? Com'è cantare con loro?
Lavoro con il Coro dell'Associazione Longo dal 2000, grazie ad Anna Bellantoni, Presidente, che mi ha voluto suo collaboratore e con cui abbiamo fatto produzioni interessanti di musica contemporanea quali Il Mistero del corporale di Vitalini, la Missa Brevis di Marcello Panni, il Sole e l'altre stelle di Domenico Guaccero.
Rispetto ad altre partiture, qui i bambini hanno una parte molto importante e difficile ma un po’ meno "classica" per quanto concerne l'impostazione vocale. Sono monelli di strada un po’ scanzonati e vivaci. Devono gridare e cantare di getto. Waters ha protestato un coro inglese perchè troppo perfetto ed accademico,
Abbiamo cercato quindi di lavorare su una particolare impostazione e su un colore della voce adatti alla situazione scenica richiesta, naturalmente salvaguardando la massima precisione ritmica e di intonazione che sono requisiti fondamentali in una esecuzione professionale.

Oltre al vostro coro, sarà presenta un orchestra con 100 elementi. Sono numeri impressionanti...o no?
Siamo abituati a lavorare con Roma Sinfonietta in quanto facciamo tutti i concerti di Ennio Morricone.
Per noi non è un problema: basta proporzionare il numero dei coristi.
Una compagine di cento professori d'orchestra non può lavorare con un coro da camera ma il nostro è ben strutturato e numeroso per sopportare il peso di tanti strumenti.

Qual'è la sua impressione su Ca Ira?
Trovo Ca Ira un lavoro molto interessante.
Il primo ascolto mi aveva lasciato perplesso, poi ho scoperto tanti aspetti che ne hanno rivalutato in pieno il valore: anzitutto la scrittura orchestrale dell'arrangiatore che è un grande compositore di musica da film molto apprezzato in Inghilterra e che ha saputo valorizzare le melodie ed i momenti drammatici dell'opera; in secondo luogo la struttura drammaturgica che funziona perfettamente e le belle melodie di Waters che ha curato nel dettaglio lo svolgimento musicale del lavoro molto lungo e complesso creando situazioni di particolare intensità emotiva.
Come in tutti i lavori di grandi dimensioni c'è qualche calo di tensione e qualche nota di troppo ma, come rispose Mozart all'Imperatore, quale sarebbe da togliere?

Cosa le piace di più in Ca Ira?
Sicuramente alcune arie dei soli. Le arie del baritono sono splendide ed anche quelle del soprano, inoltre sono cantate in modo egregio e lo stesso cast del disco sarà presente a Roma nella nostra esecuzione garantendo un livello superlativo di interpretazione.

Invece il brano più complesso, o particolarmente "insidioso" su cui ha dovuto lavorare molto?
Il brano più pericoloso e difficile da cantare è stato forse Silver Sugar Indigo, vuoi perchè a cappella vuoi perchè Waters richiede uno stile ed una vocalità “giamaicane”.
Però a conti fatti è anche quello che ci dà più soddisfazione e che ci ha fatto ricevere molti complimenti in prova dal direttore d'orchestra. In generale il lavoro è difficile perchè il coro ha moltissimi interventi, a volte anche piccoli, disseminati nella partitura il che ti obbliga ad essere sempre presente ed attento. La scrittura è molto ritmica e la lingua inglese difficile da cantare per gli italiani abituati ad una fonetica completamente diversa e ad una emissione vocale altrettanto differente.

Qual è, secondo lei, la particolarità della scrittura musicale di Ca Ira?
Ritengo che uno dei punti di forza di Ca Ira sia il fatto che si pone molto umilmente la domanda del rapporto fra musica colta e pubblico.
Waters viene da un mondo in cui questo problema di comunicazione non esiste.
Per noi della musica cosiddetta classica il problema è invece enorme.
Il Novecento ha conosciuto un processo incredibile di evoluzione del linguaggio musicale colto. Talmente incredibile che il pubblico è rimasto profondamente indietro. Non possiede gli strumenti critici per decifrare i nuovi linguaggi e non ci si sforza molto per migliorare la situazione.
Berg e la sua Lulù sono ancora lavori criptici per buona parte del nostro pubblico e pensare che sono passati più di ottanta anni!!
Ca irà non presenta nuovi linguaggi ma utilizza schemi e sonorità " derivate".
Questo forse può confondere o far storcere qualche naso ma può anche stimolare i nuovi compositori a ripensare i linguaggi e trovare formule di mediazione capaci di proseguire sulla strada irrinunciabile della ricerca ( Dio ci scampi dai neoromantici!) con un occhio sempre attento alla comunicazione.
Morricone ha scritto molta musica "popolare " secondo questo concetto ma ciò non gli ha impedito di regalarci pagine che rimarranno nella storia della musica vicino a grandi capolavori dei nostri antichi maestri.

Mancano meno di due settimane alla prima. A che punto siete nella tabella di marcia? La preparazione richiede molto lavoro giornaliero?
Sono contento di poter dire che abbiamo completato l'opera in anticipo grazie al buon lavoro di tutti i miei collaboratori, coristi e (senza falsa modestia) anche mio.

Cosa si attende dalle due serate?
Sarà senza dubbio un grande successo. Spero che il pubblico si emozioni e ci siano tante altre occasioni come questa di grande prestigio e visibilità.

Cosa c’è dietro un lavoro del genere?
Questo voglio particolarmente sottolineare: un lavoro così si è potuto realizzare solo grazie alla grande professionalità di tutto il cast, di Musica per Roma, dell'organizzazione inglese con cui siamo in stretto e giornaliero contatto, della nostra organizzazione (Maiorano e Scocca) dei miei bravissimi pianisti collaboratori, Forgione, Reali e Roverelli, del nostro madre lingua James Vara che ci ha tormentato con la pronuncia, dei coristi adulti ,bambini e dei loro genitori che li hanno portati avanti e indietro alle prove.
Un ultimo ringraziamento ai miei ragazzi del Coro di Tor Vergata che con grande passione si sono lanciati in questa avventura ed al bravo Giorgi per la sua precisa ed utile traduzione.
A voi ed ai vostri lettori un arrivederci al concerto con l'augurio di una piacevole esperienza musicale.

Grazie Maestro Cucci per la sua disponibilità e la gentilezza per l'intervista