INTERVISTE > Interviste di Roger Water e/o i Pink Floyd

PINK FLOYD LIVE 8

HYDE PARK LONDON 2 JULY 2005

APPUNTI DI VIAGGIO

Estate 1981: ero un ragazzo di quindici anni appassionato della musica dei Pink Floyd.

Il loro ultimo show “The Wall” aveva già toccato quattro città, voci sicure davano per certe alcune date a Zurigo e io speravo...

Non sono bastati i concerti di Waters a Zurigo nel’84, a Berlino nel ’90, a Milano e Zurigo nel 2002 e quelli dei Pink Floyd a Modena (2), Londra (2), Manchester nel ’88 e nelle tournee sucessive a Verona (2), Venezia, Udine e Modena per risanare quell’evento mancato.

Pochi giorni fa un’amico mi dice che per il LIVE 8 i Pink Floyd e Waters suoneranno insieme, gli rispondo: impossibile!.

Per caso, qualche ora dopo, sul giornale leggo l’annuncio. E’ come se avessi ricevuto un pugno nello stomaco, so già che non ci sono più biglietti.

Cerco invano scuse per non pensarci, non trovo i biglietti nemmeno con un paio di contatti a Londra, due figli piccoli, tanti lavori da fare e mille altre storie, ma la cosa diventa insopportabile: il solo pensiero di vederli in tv mi manda fuori di testa.

Chiedo a mia moglie cosa posso fare e lei mi risponde: ...tanto lo so che ci vai.

Venerdi 1 luglio sono a Londra di mattino presto e mi intrufolo fra i lavori preparativi del LIVE 8 portandomi dritto dritto fin sotto al palco dove una gru sta alzando le scritte “LIVE”.

Si avvicinano un paio di persone su una macchinetta elettrica invitandomi a ritirare la giacca per poter rimanere in quell’area a scattare fotografie, quando però, all’ufficio preposto dietro al palco, si accorgono che non ho alcun pass, mi invitano gentilmente ad abbandonare l’area.

Visito mezza Londra in mezza giornata compresa una puntatina alla mitica “Battersea Power Station” e la National Gallery che custodisce straordinari tesori del rinascimento Italiano.

Verso sera torno a Hyde Park e c’è Sting che fa le prove, intanto hanno chiuso il cerchio dei grandi lamieroni verdi, alti tre metri, che delimitano l’area interna dell’evento. Dal fondo, dove ci sono le griglie delle entrate, si vede il palco da molto lontano e una serie di megaschermi, per il momento spenti. Penso che se c’è Sting che prova, niente vieta che sentirò anche i Floyd. Mi sposto dietro al palco dove entrano gli artisti e poco dopo si ferma per entrare una Audi A8 con passeggero tal Nick Mason, lo saluto, lui è molto cordiale, visibilmente felice, l’avevo già incontrato faccia a faccia diversi anni fa ad una tappa della 1000 miglia a Vicenza, ma qui è tutta un’altra cosa.

Stò aspettando che arrivi un’amico di vecchia data con cui ho passato le mie ferie nell’agosto del’88 a Londra. Lo chiamo, gli dico di venire in quel posto, e poco dopo passano in due auto, una dietro l’altra, David Gilmour e Roger Waters ma sono troppo veloci e facciamo appena in tempo a salutarli.

Subito dopo riconosciamo John Carin e Tim Renwick mentre dalle prove sul palco sentiamo Madonna. Aspettiamo un po’ per vedere se passa anche Wright ma il tempo passa e preferiamo piazzarci sul fondo per vedere l’eventuale prova dei Floyd. Intanto Madonna continua da circa due ore le sue prove e, meraviglia, hanno acceso anche gli schermi. C’è poca gente intorno e regna una calma rilassante mentre noi cominciamo ad averne abbastanza dell’anteprima di Madonna.

Una voce annuncia che il prossimo soundchek sarà quello dei Pink Floyd ma quando finalmente salgono sul palco sembra che le fasi preliminari durino una eternità. Gli schermi mandano immagini del battito cardiaco, della battersea power station oltre a loro sul palco, il tutto è davvero godibile.

Ad un certo punto dopo aver riconosciuto alcuni leitmotiv di brani non in lista ci rimaniamo davvero di stucco quando Roger canta la prima strofa di “Flickerine Flame” (dimostrazione di potere?). Sia Roger che Nick sono gasatissimi mentre una certa tensione sembra impensierire David, Rick adirittura in un momento di vera furia sembra voler buttare in aria la sua tastiera e abbandona la sua postazione. Finalmente più tardi cominciano a suonare e, senza alcuna stonatura, propongono i quattro brani che rifaranno la sera sucessiva. E’ un momento magico, sono loro quattro su un palco dopo tantissimi anni e la differenza riscontrabile fra gli stessi brani suonati nella formazione a tre, e questa, è abissale. Non solo la presenza di Waters offre l’occasione ad una maggior somiglianza agli originali ma anche gli altri tre sembrano suonare meglio, la chitarra di Gilmour vola e ha una sonorità molto simile ai Live degli anni ’70. “Money”, che non sopportavo più nelle versioni dei floyd recenti, riacquista in questa occasione il suo valore e l’inedito duetto Gilmour/Waters in “Wish you were here” è una vera chicca.

Il finale di “Confortably Numb” è condotto con grande collaborazione da Waters e Mason che non si accorgono di Gilmour che avrebbe probabilmente continuato a suonare per un’altra mezzora.

Rimaniamo increduli di quanto abbiamo visto e sentito e in fondo contenti già a sufficienza di essere venuti a Londra. All’uscita questa volta incappiamo in Dick Parry e più tardi con l’Audi A8 di Wright che salutiamo. Sul sedile posteriore sono comodamente sedute due belle signore bionde più, non so quanti, bambini piccoli biondissimi (3 o 4?). Certamente non si ricorda di me; la sera prima dell’evento di Venezia dell’89 lo riconobbi fra la folla, di presunti floydiani con tanto di magliette, in una piazzetta vicino S. Marco. Ero allibito di come nessuno lo riconoscesse, anche perché era in un vestito bianco elegantissimo e accompagnato ai lati da due bionde a cui avrei dato un’occhiata volentieri anche se non in compagnia di un Floyd!!. Lo chiamai per salutarlo ma lui sorpreso, e più che seccato direi impaurito, mi invitò ad andarmene. Mi scusai del disturbo e lo seguii a distanza come non avevo mai fatto con nessuno. Si fermò in un locale dove dei ragazzi romani che passavano lo riconobbero e mentre stavano architettando un colpo da papparazzi uno di loro si accorse di me. Capii che erano in dubbio sul da farsi proprio per la mia “strana presenza” così presi la palla al balzo e brandendo in alto il mio voluminoso ombrello gli feci cenno di andarsene; con mia grande sorpresa funzionò! Un po’ dopo, proprio mentre Rick stava per uscire, su Venezia si imbattè un tremendo temporale (invocato da me con grande determinazione), a quel punto aprii l’ombrello e lo offrii ai malcapitati. Rick prese l’ombrello e lo diede alle signore, mi prese per braccio e camminammo per un dieci minuti in riva degli schiavoni, davanti al palco sull’acqua, fino all’Hotel Danieli. In un inglese, a dir poco vergognoso, cercai di parlare con lui che addirittura mi fece delle domande. Fu davvero molto gentile e si divertirono anche le signore che oltre a non essersi bagnate si sorbirono le mie raccomandazioni sul trattar bene quel distinto signore.

Tornando a Londra già quella sera c’era la possibilità di trovare biglietti, due signore ce li hanno proposti per 200 sterline l’uno, io non volevo spenderne più di 100, loro scendono a 150, poi non se ne fa nulla.

La mattina del 2 luglio già alle 8 c’è un flusso continuo di gente ordinatissima che entra in un primo recinto di contenimento, hanno praticamente chiuso tutto il parco, per farli defluire più tardi sul secondo recinto. La cosa mi preoccupa perché con questa ulteriore recinzione, da fuori, non si potranno vedere nemmeno gli schermi giganti. Continuo a cercare biglietti e, come me, incontro tantissimi italiani. Un ragazzo di Perugia e la sua ragazza sono in febbrile agitazione per trovare biglietti, i primi bagarini sparano 300 sterline a biglietto. Trovo dei biglietti, cerco di abassare il prezzo, ma un bagarino che passa di li caccia fuori i soldi (150 sterline) e sparisce con il biglietto.

Un altro chiede 200, arriva a 125 e io dico 100, niente. Qualche minuto dopo la sicurezza con dei vigili lo beccano in flagrante mentre sta vendendo, gli ritirano i biglietti e se lo portano via.

Intorno alle dieci trovo finalmente il biglietto al mio prezzo. Un po’ più in là tre ragazzi di Trieste sconsolati si lamentano della situazione, gli do il foglio con cui ho cercato il biglietto e gli dico che “se ve ne state qui seduti a bere birra di certo il biglietto non vi cade addosso”. Dopo un’ora li riincontro, hanno trovato un solo biglietto a 10 sterline e ho anche sentito di un italiano che ne ha ricevuto uno in regalo, mentre altri due si sono fatti “fregare” 300 sterline l’uno per vedere l’evento su dei schermi giganti in un’altra area di Hyde Park, tantissimi però sono quelli che non sono riusciti ad entrare e di tutta la gente che ho incontrato senza biglietti c’erano esclusivamente italiani e qualche francese.

Con il biglietto penso che sia meglio aspettare le 14 per entrare, ma la massa di gente, invece che diminuire aumenta sempre di più, così verso le 12,30 ci mettiamo in coda. Siamo riusciti ad entrare dopo che gli U2 avevano già finito (14,30). E’ comunque una giornata ideale, sembra che stia per piovere da un momento all’altro ma non piove mai. Dentro l’area è quasi tutta piena ma la gente mantiene i propri spazi ed è molto facile muoversi avanti ed indietro.

Lo spettacolo vero e proprio però è a favore dei 5000/6000 invitati che hanno l’accesso da dietro il palco, possono entrare quando vogliono e occupano tutto lo spazio dal palco al mixer. Ai fianchi del mixer due transenne debitamente controllate dividono i raccomandati dai 200.000 fortunati vincitori dei biglietti messi in palio per LIVE 8, ma si contano a migliaia diverse sorte di pass, in primis quelli della Aol (mi pare sia la compagnia telefonica del concorso).

L’atmosfera è davvero elettrizzante, tutto lo spettacolo è ecezzionale, amo molto i R.E.M. e Sting che rivedo ben volentieri, non mi dispiacciono i Coldplay (anch’io avrei preferito i Radiohead).

Intanto mi sposto continuamente per fare le mie amate foto in bianco e nero, non delle star, ma della gente comune nello spirito della così detta “Street Photography” (vedi www.mignon.it) e mi tocca un’esperienza per niente simpatica: sono fermo da una mezzoretta seduto fra la gente e guardandomi attorno qua e là ogni tanto faccio uno scatto. Nei biglietti c’è scritto che è consentito fotografare con fotocamere non professionali (e quali sarebbero le une o le altre ?), tutto intorno io vedo qualsiasi tipo di macchina fotografica fra la gente. Dietro di me due ragazzotti obesi con la faccia svogliata, come se fossero ad una lezione di matematica, fumano e buttano la cenere sul giornale dove sono seduto io. Mi giro e in Italiano gli faccio capire che stànno facendo una cazzata, lui mi dice “sorry” e tutto sembra ok. Dopo un po’ mi accorgo che tre della security corrono fra la gente nella mia direzione. Solo per precauzione comincio a mettere via due delle tre fotocamere, con la terza non faccio in tempo perche mi sono piombati addosso. Arrabbiatissimi mi prendono la fotocamera e mi dicono di seguirli, io gli chiedo di calmarsi e di spiegarmi cosa avrei fatto. Quando capiscono che sono italiano sembrano arrabbiarsi ancora di più!!! (fuckin italian) e da quel che capisco secondo loro io stavo li a fotografare bambini !!! allora cerco di spiegargli che io non ho visto bambini nudi in giro da quelle parti e anche se ho fotografato bambini in mezzo alla folla non vedo dove stia il problema. Dappertutto ormai la gente confonde il significato di “privacy” (che è nel privato) con il “pubblico” dove, se non esistono divieti specifici, è consentito fotografare (ulteriori problemi possono nascere dalla pubblicazione o esposizione delle immagini, ma nessuno può sequestrare il materiale durante le riprese). Cerco di fargli capire l’esagerazione di quello che stanno facendo e sembra quasi che io ci sia riuscito, ma appena il capo si gira a guardare i suoi gregari capisco che è stato tutto inutile, vogliono farmi a pezzi. Gli dico: ok cosa devo fare?, mi consegna la fotocamera e mi chiede il rullino, gli e lo do, aprono la barricata e mi fanno andare fuori. Solo un’oretta dopo riesco a collegare ciò che è successo con l’insignificante episodio dei due ciccioni e, quando ritroverò alle tre di notte, il mio amico lui me ne darà la conferma.(chissà cosa hanno raccontato per farmi cacciar fuori in quel modo!!!)

Stranamente riesco a mantenere la calma, quasi quasi mi diverto, so che il palio in gioco è alto. Sono circa le cinque del pomeriggio stanno e devono suonare alcuni gruppi che non mi interessano ma rientrare è quasi impossibile, nel biglietto è espressamente scritto che una volta usciti non si può più rientrare e non posso certo rivendicare a qualcuno di averlo pagato cento sterline!. Fortunatamente non sono proprio fuori ma sono fra il primo anello, l’intero Hide Park e il secondo, l’area dello spettacolo, una specie di “No Man’s Land”. Qui c’è solo gente che controlla che lavora o che esce. Controllo l’entrata dei Vip provo con qualche inutile domanda, niente. Giro l’intero anello e mi guardo attorno, alle entrate non passa nessuno e chi insiste viene non molto gentilmente accompagnato fuori (del tutto). Tento almeno in quattro entrate, mostro il biglietto ma davvero niente da fare. All’ultima entrata me ne resto per un dieci minuti fermo fuori, arriva uno con un biglietto tutto sfasciato e chiede di entrare, niente. Dietro di lui una persona parla un po’, quelli alle porte chiamano una specia di sceriffa che lo ascolta e lo fa passare, ne aprofitto chiedo di parlargli, gli spiego che vengo dall’Italia che ho avuto un problema e sono dovuto tornare in Hotel: mi fa passare!!!. Stavolta invece di andare a sinistra me ne sto a destra e in non molto tempo arrivo al fianco del mixer. I tempi si allungano e nonostante il tripudio riservato a Robin Williams quando escono gli WHO senbra che quelli prima di loro nemmeno ci siano stati! E’ un gruppo che conosco molto bene, non gli avevo mai visti, tutti dicono che sono forti dal vivo, nonostante ciò mi hanno stupito e come me tutto il pubblico.

Finalmente, e siamo intorno a mezzanotte, con quattro ore in più sulla scaletta, arrivano loro e un grido liberatorio “PINK FLOYD” mi esce spontaneo. E’ decisamente un bel avvenimento e l’abbraccio finale fra i quattro rimarra una delle immagini più significative della loro e della mia storia. Rispetto alla sera prima sono tutti e quattro molto felici e fin troppo reattivi, mai visto Rick ma anche Roger e David a fare certi gesti (se non fossero loro direi “patetici”). Un evento, che alla luce delle loro vicissitudini, acquista un valore davvero importante soprattutto in funzione del significato di quel giorno, delle motivazioni politiche del LIVE 8. Per cose che interessano tutti dobbiamo essere in grado di accantonare i nostri interessi o posizioni.

Roger Waters è riuscito a stupirmi una volta ancora.

Dopo di loro Paul McCarteney fa ancora fuoco e fiamme con “Helter skelter” facendomi pensare a cosa sono serviti tutti quei gruppetti tipo Oasis che hanno suonato prima degli WHO. Alla fine i vecchi dinosauri suonano meglio dei ragazzini.

Alla fine, come faccio spesso, mi piace stare a gurdare mentre tutti se ne vanno fin che quelli delle pulizie non mandano via anche me, c’è sempre un’aria particolare alla fine dei concerti.

Passo dall’uscita dei V.I.P. anche per non mettermi in strada con tutta quella gente, ma a parte il chittarrista di McCartney e John Carin, che si sorprende di essere riconosciuto, non c’è traccia di nessun altro.

Il mattino dopo quasi non riesco a camminare, giro per alcune librerie, una visitina al British Museum, alla St. Paul e poi via verso casa.

L’ultimo scatto l’ho fatto nella stazione della metropolitana di liverpool station, stavo camminando e ho notato delle parti di un viso e un braccio su di un manifesto strappato vicino al logo della metropolitana, la mia mente è passata da Leonardo da Vinci a fatti dei nostri tempi niente affatto belli. Solo quattro giorni dopo, proprio in quel luogo, è successo quello che tutti sanno.

All’aeroporto il mio zaino, con all’interno dei sacchi di piombo per proteggere le pellicole dai raggi X, ha insospettito la sicurezza che ha controllato ogni singola cosa alla ricerca di plastico, sono stati molto gentili.

Ora sono a casa e posso guardare alla tv con grande soddisfazione i Pink Floyd, i veri Pink Floyd.

Oltre a continuare ad essere la colonna sonora della mia vita, e dai 10 ai 20 anni in maniera piuttosto preoccupante, sono stati anche un mezzo straordinario per mettermi in relazione con tantissima gente in giro per tutto il mondo, molti dei quali diventati poi amici, e di acquisire un interesse per ciò che ci circonda che non è solo musica, ma vita.

Giampaolo Romagnosi