INTERVISTE > Interviste di Roger Water e/o i Pink Floyd

In un’intervista esclusiva a Rock Express, Roger Waters spiega il concetto alla base del suo nuovo album, esprime le sue preoccupazioni sulla continuazione dei Pink Floyd e getta nuova luce sulla sua decisione di intraprendere una carriera solistica.
Qual è più "rosea"? Lasciamolo spiegare a Roger Waters.

RE: Il tuo ultimo album, radio Kaos, si sviluppa come un concept piuttosto complesso. E’ stata un’idea specifica ad ispirare la storia o è il risultato di un certo numero di idee diverse?

RW: Be’, innanzitutto lasciami dire che per me scrivere canzoni è diventato un esercizio man mano più passivo. Le migliori cose che ho fatto sono quelle sulle quali ho avuto pochissimo controllo. Uno scrittore, un pittore, un artista è valido perché la sua forza creativa è in contatto con qualche pensiero inconscio che fa scattare le sue idee migliori – non è necessariamente qualcosa a cui lavora.

RE: Come entri in contatto con questi schemi di pensiero inconscio?

RW: Me ne sto nella vasca la mattina e penso a delle idee. Immagino che per me funzioni perché è il momento della giornata più vicino a quando si sogna. Quando cominciai a scrivere alcune nuove canzoni circa 18 mesi fa, scrissi come mi sentivo in quel momento. Ironia della sorte, la canzone che ha fatto scattare l’intero concept, Get back to Radio, non è finita sull’album. Però conteneva un verso che dava corpo all’intera idea "Come un vulcano che aspetta d’eruttare, una nuova generazione attende accanto alla sua radio". Riportava all’immagine di tredici-quattordicenni sdraiati a letto nel mezzo della notte ad ascoltare le loro radio.

RE: C’era una sorta di qualità magica nell’ascoltare la radio da solo nella tua stanza.

RW: Sì, particolarmente nel crescere in Inghilterra ed ascoltare il segnale di Radio Luxembourg affievolirsi e dissolversi nella notte. Era un’esperienza mistica che evocava ogni tipo di idee ed immagini. Quando scrissi quella canzone pensai che avrei conservato quel concetto e l’avrei messo da parte per dopo.

RE: Cosa venne poi?

RW: La canzone che scrissi dopo fu Who Needs Information. Parlava della stampa tabloid e di come abbiano cessato di occuparsi della diffusione di notizie. In particolar modo la stampa di Murdoch in Inghilterra, giornali come il Sun e il Mirror. Ciò che ti offrono sono pettegolezzi, giorno dopo giorno. C’è una specifica menzione ad un vero incidente in cui un minatore gallese in sciopero lanciò un blocco di cemento che accidentalmente atterrò sul tetto di una macchina, uccidendo l’autista. Ciò mi colpì essendo una situazione particolarmente tragica perché v’erano solo perdenti. Due giovani, uno mandato in prigione ed uno morto, come risultato di un conflitto (lo sciopero dei minatori di carbone del 1985) che era fuori dal loro controllo. Sentivo che questo era il classico esempio di vite umane governate dalle forze di mercato. Fa riflettere come le persone siano disposte a commettere atti violenti per raggiungere i propri scopi – e tale scopo è il denaro. Questo può funzionare nel breve termine. Ma a lungo andare, perché la razza umana possa coesistere per i prossimi dieci secoli o svariati millenni, un progetto monetario non può funzionare.

RE: Nella trama dell’album, Ben rappresenta il violento minatore gallese. Come ti è venuto in mente Billy e perché è così importante per la storia che sia rappresentato con un handicap?

RW: La molla che ha fatto scattare quell’idea è un giovane irlandese di nome Cristopher Nolan che era rimasto seriamente handicappato fin quasi ad essere un vegetale. I dottori non gli davano alcuna speranza di poter mai essere produttivo, ma grazie a sua madre, Chris ebbe accesso ad un word processor. Aveva una bacchetta conduttrice legata con del nastro alla fronte (era l’unica parte del suo corpo che funzionava) e usando la bacchetta era in grado di azionare i tasti. Usando questo metodo, Chris scrisse delle poesie meravigliose ed ha da poco completato la sua biografia. Questo dimostra che esiste un grande possibilità per la razza umana di consentire agli individui di realizzare il proprio potenziale.
Sono convinto che questo non accada se si lascia la gente a competere in una giungla aperta e senza leggi.

RE: La trama centrale della tua storia è incentrata sulla relazione fra Billy e il deejay di una stazione radio di Los Angeles. Come ha dato forma ques’idea al resto del concept?

RW: Nel 1980 ero un rifugiato fiscale a Los Angeles. I Pink Floyd avevano fatto un sacco di soldi con DSOTM (Dark Side Of The Moon) e ad un certo punto sembrava che li avessimo persi tutti. Poi dovevamo fare i conti con un agente del fisco britannico che ci inseguiva per avere da noi denaro che non avevamo – così fui costretto a lasciare il paese e a trasferirmi a L.A. Fui colpito dallo strano effetto che quel posto ebbe su di me. Per dirne una, pareva che ognuno vi fosse espatriato – nessuno era davvero di casa lì. Ogni cosa è transitoria. Le case sono tutte fatte di cartone e nessuno sembra badare alla qualità, allo stile, alla permanenza o alla storia. E’ un posto molto arrabattato. Ciò che mi fece cambiare atteggiamento, però, fu che un giorno, mentre stavo guidando, per caso mi sintonizzai sulla stazione radio FM KMET. Avevano questo bizzarro angolo chiamato The Fish Report che era uno strano, fantasioso e surreale rapporto di pesca sulle spiagge di L.A. e dintorni. Era completamente senza senso dall’inizio alla fine – stile Monty Python. Mi fece comprendere che la mia visione da "europeo superiore" di questa cultura era del tutto errata. Questa gente faceva cose umane, spiritose e si muoveva nella mia stessa direzione. Mi insegnò a non farmi dei preconcetti sugli individui solo perché non capisci la loro cultura. E’ come ritenere ragionevole il bombardamento di Tripoli solo perché pensi che Gheddafi sia un cretino. Solo perché si presenta come un pezzo d’idiota, non è una scusa per sacrificare delle vite straniere sull’altare del divertimento elettorale in patria.

RE: Molta della forza dietro l’idea risiede nel dialogo fra Billy e il deejay. Le conversazioni sono importanti quasi quanto la musica. Tu inoltre fai diretto riferimento all’ipotesi che le ricerche di mercato abbiano provocato la chiusura dalla KMET.

RW: Sì, ci sono due idee qui. Primo, tutto il personale della KMET un venerdì fu chiamato nell’ufficio del direttore e vennero licenziati tutti. Gli dissero che il management aveva condotto un’indagine di mercato che mostrava che se avessero mandato in onda musica New Age e scartato il format esistente, la stazione avrebbe ottenuto un profitto del 4,35% in più. Ciò voleva dire che 19 anni di fedele ascolto venivano gettati via in favore di musica da ascensore. Trovai qualcosa di stranamente profetico in quell’atteggiamento. Nel programmare l’attuale concerto, sto cercando di scrivere molte più conversazioni fra Billy e il deejay, Jim Ladd, cosicché il pubblico possa sentire l’intera storia spiegata in maggior dettaglio. Ciò che voglio dare alla gente è l’accesso diretto alla trama. Voglio che stiano seduti al concerto a fare: "Oh, capisco cosa vuol dire. Adesso so di cosa parla". Questo si perde in un album di 40 minuti a causa delle canzoni. Ma in un concerto ho a disposizione due ore e mezzo con l’opportunità di molto più dialogo. Ho anche molte altre canzoni che non erano state incluse nell’album. Posso inserirle nel concerto e dare maggior forma al puzzle.

RE: In un certo senso sarai sollevato di non essere più nei Pink Floyd ed in una posizione che ti permette di sviluppare appieno le tue idee.

RW: Sì, fino a un certo punto. Ero molto felice di lavorare sulle mie idee nel contesto dei PF finché non siamo arrivati a The Wall. Fino a quel punto era chiaro che io ero quello che portava la maggior parte delle idee per i testi ed ognuno riusciva a conviverci. Davamo tutti il nostro contributo, ognuno a suo modo, e riuscivamo a lavorare tutti assieme. Ma dopo The Wall, le cose cambiarono. Ho passato un periodo tremendo, mentre registravamo The Final Cut. Nessun altro voleva collaborare. E’ difficile capire cosa sia successo. La mia visione al riguardo è sconnessa ora. Ma basti dire che sono felice di registrare album coi quali mi trovo a mio agio e su cui ho il completo controllo.

RE: Lasciando da parte le implicazione legali, cosa ti offende di più riguardo all’idea che i Pink Floyd registrino un album e facciano una tournée senza di te?

RW: Mi sentirei ugualmente addolorato se vedessi George Harrison e Ringo Starr esibirsi come i Beatles. E se lo facessero, sono sicuro che esiste un’intera generazione che comprerebbe i biglietti non sapendo nulla della morte di John Lennon o che egli era uno dei membri originari. Non dovrei entrare in questo… ma quando una band non lavora insieme non è più una band – poi è fatta. E’ finita! E se i PF si esibiscono come una band quest’estate allora è una frode. Se Peter Townsend non è negli Who, allora non sono gli Who e se io non sono nei PF allora non sono i PF. Il fatto che il nome di una band venga usato per fare soldi è, a mio avviso, offensivo.

RE: David Gilmour mi ha detto alcuni mesi fa che preferisce esibirsi come Pink Floyd per 50.000 persone che come David Gilmour, artista solista, per 5.000.

RW: Tutte quelle persone che hanno comprato i loro biglietti in anticipo per gli spettacoli dei Pink Floyd – sanno davvero cosa avranno? Quando mi prendevo cura degli affari per i Pink Floyd, arrivai al punto di rifiutare di suonare negli stadi da 50.000 persone. Questa fu la ragione per la quale scrissi The Wall. Ero così contrario a fare melodie da stadio. A mio parere, il rock ‘n roll negli stadi è sbagliato – è solo per fare soldi. Smette di riguardare musicisti che comunicano con un pubblico tramite il mezzo della musica. Tutte ciò che si dice dietro le quinte è "Sai quanto abbiamo alzato? Quanti soldi abbiamo fatto?" Non mi piace lavorare in un ambiente così.

RE: Con i concerti di The Wall e il tour The Pros And Cons Of Hitchhiking, hai mostrato una preferenza per i ritrovi più piccoli, usando una presentazione multimediale per esaltare la tua musica.

RW: Se puoi allestire un buono spettacolo in un’arena ogni posto a sedere può costare 20 dollari. Ma ovviamente per uno stadio è diverso. Ora se pensi che ci sono migliaia e migliaia di fans che non potrebbero permettersi di vederci se suonassimo solo nelle arene – allora ok. Un concerto in uno stadio costa solo 5 dollari per compensare la cattiva visuale e la mediocre acustica. Quindi invece di alzare 3,2 milioni di dollari, ne prendi solo un quinto, ma sei stato corretto nei confronti del pubblico. Ma diciamo la verità. I gruppi che suonano negli stadio sono lì solo per i soldi. L’integrità artistica non ha nulla a che vedere con questo.

RE: Tu hai suonato coi Pink Floyd quando giravano per gli stadi. Il concerto del 1977 al Teatro Olimpico di Montreal davanti a 70.000 fans, per esempio.

RW: Sì e ne ho detestato ogni singolo istante. E’ stato questo a dare origine a The Wall. Non dimenticherò mai quello spettacolo. L’organizzatore aveva predisposto una recinzione metallica ai piedi del palco. C’era questo ragazzo che si era arrampicato sul recinto e non aveva mai smesso di gridare durante l’intero concerto. Sono sicuro che stava esprimendo un disperato bisogno di entrare in contatto con noi e mostrare la sua adulazione – ma mi diede proprio sui nervi. Mi faceva impazzire, non la smetteva di gridare, perfino durante gli intervalli. Alla fine ero sceso ai piedi del palco e arrivai a sputare al ragazzo da un metro di distanza. Fu in quel momento che pensai, "Aspetta un attimo. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato qui. Se c’è una tale alienazione fra me e questo ragazzo allora abbiamo un problema serio." Fu in quell’istante che concepii l’idea di creare un muro fra noi e il pubblico.

RE: Si possono costruire muri, sia fisici che mentali. Ma non puoi sfuggire al fatto di essere parte di una delle più leggendarie e musicalmente influenti forze del tock. E’ un’etichetta che avrai sempre appiccicata addosso.

RW: Questo non m’importa. Sono orgoglioso dei Pink Floyd fino ad ora. Non sono sicuro se ne sarò ancora orgoglioso dopo questo autunno. Abbiamo avuto un sacco di trovate strane e molta della musica che abbiamo scritto era molto stimolante ed innovativa. David ad esempio è un chitarrista geniale ma sottovalutato. I Pink Floyd erano qualcosa di più di quattro musicisti. Era un’alchimia speciale che dava vita ad una forza creativa e di questo sono davvero orgoglioso. Mi eccita che Darl Side Of The Moon sia ancora nelle classifiche dopo 14 anni. E’ più che un buon disco, irradia un’enorme quantità di sensazioni che sono valide ancor oggi. Us And Them, Brain Damage, Eclipse e Money sono belle canzoni oggi così come lo erano 15 anni fa. Ma ciò non significa che io non possa andare oltre e dedicarmi ad altri lavori. E se questi non avranno successo quanto Dark Side non ne sarò dispiaciuto. Cioè, potrei registrare un album che vendesse solo una copia ma che riuscisse ad emozionare qualcuno profondamente. Non è sempre necessario essere popolari per essere bravi. Peter Gabriel era grande molto prima che le masse cominciassero a comprare il suo ultimo album.

RE: A quanto ho capito uno degli obiettivi della tua prossima tournée sarà stabilire un contatto diretto col tuo pubblico.

RW: Sì sarà come una stazione radio viaggiante. Il deejay della KMET, Jim Ladd, sarà in tour con noi e parlerà al pubblico. Questo è ciò su cui sto lavorando ora. Probabilmente otterremo questo mettendo delle cabine telefoniche tutt’intorno e farle usare al pubblico per parlare col palco. L’idea originale era che Jim portasse un microfono in mezzo al pubblico. Ma questo non si può fare perché il segnale avrebbe un ritorno nel sistema di amplificazione e otterremmo un effetto di ritardo nella conversazione. L’idea della comunicazione è importante perché enfatizza la relazione fra Billy e Jim nella storia. C’è uno zoppo, allontanato dal suo paese natale a causa delle forze di mercato, che comunica con un deejay che sta per essere cacciato dal suo lavoro in radio da simili foze di mercato. Vengono spinti assieme da un nemico comune, l’onnipotente dollaro.

RE: Uno dei temi di sottofondo sembra essere l’errato uso dell’etere per mezzi artificiali.

RW: Esatto. Strano che tu l’abbia tirato in ballo ma ho assistito di recente a un programma televisivo sul Montreaux Music Festival che è una delle cose più cretine che abbia mai visto. Di solito un festival musicale riguardava persone che si riunivano per uno scopo comune. Cucinavano salsicce, facevano l’amore, fumavano roba, ascoltavano le band e si facevano un giro assieme se non gli piaceva la musica. Ma ora c’è questo cosiddetto "festival" in cui 50 o 60 top band suonano in playback per oltre tre giorni e tutto ciò viene trasmesso via satellite in tutta Europa perché la gente lo guardi alla TV. Quanto si può diventare artificiali?!

RE: In The Tide Is Turning (After Live Aid) riesci a concludere la tua storia con una connotazione positiva.

RW: sì, devo essermi sentito così per mezzo secondo, quel giorno (ride). Mi conforta il fatto che continuiamo a sentire di Greenpeace e che la gente che continua ad interessarsi delle foreste pluviali – anche se queste non sono preoccupazioni di carattere monetario. Sembra che perlomeno facciamo attenzione alle questioni che ci riguardano.
Chernobyl, vista a posteriori, fu un evento positivo perché diede al mondo un vivido esempio di ciò che può accadere quando le cose vanno storte e agì da forte monito per il futuro. Nel complesso, credo che le cose tendano ad avere un andamento ciclico e che per gli anni ’90 possa esserci un nuovo sorgere di positive linee di comunicazione che permetteranno di vivere sulla terra in maniera corretta.

Traduzione a cura di Gabriele "Darak" Giorgi